Note al capitolo Due.

(1).  Questa  caratteristica  evidente  soprattutto  nella  scuola
pitagorica.

(2). Spesso emergono grandi individualit, ma  anche vero che  per
alcune  di  esse,  come ad esempio Pitagora, si  dubitato  persino
della reale esistenza storica.

(3).  L. Robin, Storia del pensiero greco, traduzione di P. Serini,
Einaudi, Torino, 1982 2, pagina 56.

(4). Vedi capitolo Uno, 1, pagina 12.

(5).   Antichissima  colonia  cretese  nella  Ionia,  sulle   coste
dell'Asia Minore bagnate dal Mare Egeo, controllava la regione sino
alle  rive  meridionali  del  Ponto Eusino  (Mar  Nero);  in  buoni
rapporti  con  la  Lidia,  era in contatto  indirettamente  con  la
civilt babilonese e con quella egizia.

(6).  Oppure,  se si preferisce, lo "spirito scientifico",  che  in
senso  moderno  si afferma nei secoli sedicesimo e diciassettesimo,
non  si  discosta  - nelle sue caratteristiche essenziali  -  dallo
"spirito filosofico" che nasce a Mileto.

(7). Aristotele, De anima, primo, 5.

(8).  Sembra che la parola arch sia stata usata per la prima volta
da Anassimandro.

(9).  "Da  tutte  le  cose uno, da uno tutte  le  cose"  (Eraclito,
frammento 10); "Da dove infatti gli esseri hanno origine, ivi hanno
anche  la  distruzione"  (Anassimandro, frammento  1  =  Simplicio,
Fisica, 24, 13); "Duplice argomento dir: ch una volta si accresce
l'uno  da  pi  elementi / s da esistere solo, l'altra  volta  poi
germina, s che pi esistono dall'uno" (Empedocle, frammento 17).

(10). Confronta Aristotele, Metaph., 983b.

(11).  Eraclito (frammento 38) sostiene che "Talete fu il  primo  a
studiare le stelle".

(12). Aristotele, Metaph., 983b.

(13).  Confronta E. Severino, La filosofia antica, Rizzoli, Milano,
1984, pagina 31.

(14).  Anassimandro, frammento A 9 = Simplicio, Fisica, 24,  13.  I
corsivi sono nostri.

(15). Ibidem.

(16).  Anche  nella  Bibbia la creazione degli esseri  avviene  per
separazione:  "Vide Iddio che la luce era buona e  separ  la  luce
dalle tenebre [...] separ le acque che sono sotto il firmamento da
quelle  che  sono al di sopra [...]. Poi Iddio disse: "Si  radunino
tutte  le acque che sono sotto il cielo in un sol luogo e apparisca
l'Asciutto"" (Genesi, 1, 4-9).

(17).  Anassimene, frammento A 5 = Teofrasto in Simplicio,  Fisica,
24, 26.

(18). Confronta E. Severino, opera citata, pagina 34.

(19). Anassimene, frammento 2 = Aezio, primo, 3, 4.

(20).  Anassimene, frammento A 5 = Teofrasto in Simplicio,  Fisica,
24, 26.

(21). Aristotele, Metaph., 985b.

(22).  Giamblico,  filosofo  greco  del  terzo-quarto  secolo  dopo
Cristo,  autore  di una Silloge delle dottrine pitagoriche,  fa  un
lungo  elenco di nomi dei pitagorici pi conosciuti, che "in  tutto
furono  duecentodiciotto";  ad esso aggiunge  l'elenco  delle  "pi
celebri  donne  pitagoriche  [...]. In  tutto  furono  diciassette"
(Giamblico, Vita pitagorica, a cura di L. Montoneri, Laterza, Bari,
1973, pagine 130-133).

(23). Frammento 19 = Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, ottavo, 6.

(24). Vedi capitolo Uno, 2, pagina 13.

(25). Esiste una tradizione che attribuisce a Pitagora il merito di
aver  usato  per  primo  i termini filosofo  e  filosofia.  Secondo
Giamblico,   Pitagora   avrebbe   definito   la   filosofia    come
"contemplazione   speculativa   delle   cose   pi   belle    [...]
dell'universo e dell'ordinato moto degli astri in esso" (Giamblico,
Vita pitagorica, citato, pagina 29).

(26). Filolao, frammento B 11. Filolao di Crotone, contemporaneo di
Socrate,  fu  uno  dei  maggiori esponenti  del  pitagorismo  nella
seconda met del quinto secolo avanti Cristo; a lui  attribuita la
prima sistemazione organica delle dottrine pitagoriche.

(27).  Secondo  una  testimonianza raccolta da Giamblico,  Pitagora
avrebbe  udito,  passando  davanti  a  un'officina,  uscirne   note
consonanti  secondo  accordi di ottava,  di  quinta  e  di  quarta;
entrato, avrebbe notato che la differenza dei suoni dipendeva dalla
differenza  di peso dei martelli, e che i numeri dei pesi  potevano
essere espressi, nei loro rapporti, dal 12, dal 9, dall'8 e  dal  6
[12  :  6  intervallo  di ottava, 12 : 9 (o 8 :  6)  intervallo  di
quarta, 12 : 8 (o 9 : 6) intervallo di quinta, 9 : 8 intervallo  di
un  tono]:  avrebbe  quindi riprodotto il  fenomeno  con  corde  di
diversa lunghezza, ottenendo gli stessi accordi musicali. Confronta
I presocratici, Laterza, Bari, 1990 4, volume primo, pagina 140.

(28).  "Nessuna  menzogna accolgono in s la natura  del  numero  e
l'armonia: non  cosa loro la menzogna" (Filolao, frammento 11).

(29). "Armonia  unificazione di molti termini mescolati,  accordo
di  elementi discordanti. [...] la musica  armonia dei contrari  e
unificazione dei molti" (Filolao, frammento 10).

(30). Lgos  anche ragionamento matematico.

(31). Aristotele, Metaph., 986a, 15.

(32). Aristotele, Metaph., 1083b, 8.

(33).  Confronta Aristotele, Eth. Nic., 1106b, 29: "Il  male,  come
pensavano  i  pitagorici,  partecipa  dell'infinito,  il  bene  del
limitato".

(34).   "La   menzogna   e  l'invidia  partecipano   della   natura
dell'illimitato    e   dell'inintellegibile   e   dell'irrazionale"
(Filolao, frammento 11).

(35).  Senofane,  frammento A 1 = Diogene  Laerzio,  opera  citata,
nono, 18.

(36).  Iliade,  canto  primo, v. 566, traduzione  di  R.  Calzecchi
Onesti, Einaudi, Torino, 1950.

(37). Ivi, versi 185-186.

(38). Per l'uso del verbo "essere" nella lingua greca confronta  E.
A.  Havelock,  Dike, la nascita della coscienza, traduzione  di  M.
Piccolomini,  Laterza,  Bari,  1981.  In  particolare  il  capitolo
tredicesimo, La nascita del verbo "essere".

(39). Vedi capitolo Uno, 3, pagine 15-16.

(40).  Senofane, frammento 15. Le parentesi uncinate (< >) indicano
una  "mutilazione" o una lacuna nel testo originale: le parole  tra
esse   comprese  sono  aggiunte  congetturali  di  chi  ha   curato
l'edizione del testo.

(41). Confronta Senofane, frammenti 23-26.

(42). Confronta Senofane, frammento 34.

(43). Confronta Parmenide, frammento 1, versi 24-30.

(44).  Senofane,  secondo molti studiosi e per la testimonianza  di
Diogene  Laerzio (opera citata, nono, 21), fu maestro di Parmenide,
secondo altri ne fu discepolo.

(45). Confronta Senofane, frammento 16.

(46). Vedi capitolo Uno, 3, pagine 15-16.

(47). Confronta Parmenide, frammento 1, versi 27-30.

(48). Confronta Parmenide, frammento 2.

(49).  Fra le tante traduzioni abbiamo seguito quella di  G.  Reale
che    estremamente fedele al testo greco (Parmenide, Poema  sulla
natura, Rusconi, Milano, 1991. Sulle possibili traduzioni confronta
pagina 91, nota 10). Sicuramente  da rifiutare la traduzione di P.
Albertelli, che compare nell'edizione de I presocratici di  Laterza
e  anche  in molte antologie scolastiche: nella seconda  parte  del
verso  5  l'espressione chren esti, che significa "  necessario",
viene tradotta con "non  possibile" rovesciando il significato del
verso di Parmenide.

(50). Confronta Parmenide, frammento 6, v. 7.

(51). Confronta Parmenide, frammento 7, v. 4.

(52). Confronta Parmenide, frammento 3.

(53). Parmenide, frammento 8, versi 3-6 (traduzione di G. Reale).

(54). Parmenide, frammento 7, v. 1.

(55).  Un linguaggio formale  costituito da un alfabeto,  cio  un
insieme  di simboli, e da un insieme di regole che stabiliscono  in
qual  modo  i vari simboli possono essere combinati tra loro,  cio
possono  diventare  formule. Ad esempio: A   una  espressione  ben
formata (cio corretta all'interno del nostro linguaggio formale) e
B      anch'essa  una  espressione  ben  formata;   allora   anche
l'espressione  A   B ("se A allora B") risulta ben  formata,  cos
come  le  altre espressioni che si possono realizzare con  A  e  B,
quali  A  Y B ("A e B"), A ' B ("solo, e solo se A allora  B").  La
correttezza   delle   relazioni  prescinde  dal   contenuto   delle
espressioni;  l'ultima formula, ad esempio,  indica  una  relazione
biunivoca e vale per tutti i contenuti che rispondono a questo tipo
di  relazione:  si pu sostituire A con " un mammifero"  e  B  con
"allatta  la prole", per cui "se e solo se un qualsiasi ente    un
mammifero  allora allatta la prole" e "necessariamente se  un  ente
allatta  la  prole  allora    un  mammifero";  ma  potremmo  anche
attribuire ad A il valore di " un quadrato perfetto" e a B  quello
di  "  una  radice quadrata espressa da un numero  intero".  Dalla
stessa forma possono essere rappresentati innumerevoli contenuti.

(56).  W. K. Ch. Guthrie, A History of Greek Philosophy, 6  volumi,
Cambridge,  1962-81, in M. L. West, La filosofia  greca  arcaica  e
l'Oriente,  traduzione  di G. Giorgini, Il Mulino,  Bologna,  1993,
pagina 287.

(57). Zenone, frammenti A 25-A 28 = Aristotele, Fisica, 239b, 9-30.

(58).  La  tecnica dialettica, usata soprattutto dai sofisti  (vedi
capitolo Tre),  apparentemente molto semplice: tu sei d'accordo su
A  (l'essere    divisibile) e sei d'accordo anche  su  B  (Achille
raggiunger  nella  corsa  la tartaruga anche  se  essa    partita
avvantaggiata), quindi A e B sono veri; io ti dimostro che se  A  
vero  allora B  falso, quindi almeno una delle due affermazioni  
falsa.

(59). Citt della Ionia, sulle coste dell'Egeo, posta alla foce del
fiume Caistro, fra Mileto e Colofone, di fronte all'isola di Samo.

(60).  Vissuto  a  Mileto a cavallo del 500  avanti  Cristo,  molto
probabilmente fu discepolo di Anassimandro e continuatore della sua
attivit di geografo.

(61).  Confronta Eraclito, frammento 40. Le parole che usa Eraclito
sono  didsko ("istruisco", "ammaestro") e nos ("mente",  qui  nel
senso di "facolt intellettiva"). Quindi l'erudizione, la ricchezza
di  esperienza  (polymatha), non ha alcuna funzione formativa  nei
confronti dell'intelletto.

(62).  Confronta Eraclito, frammento 42. La pena della fustigazione
era comminata, nelle gare di corsa, a chi partiva prima del segnale
(Erodoto,  8,  59); quindi - per Eraclito - Omero e  Archiloco  non
rispettano  le regole, fanno passare per sapienza ci che  sapienza
non  .  Confronta  G.  Colli,  La sapienza  greca,  volume  terzo,
Eraclito, Adelphi, Milano, 1993 [prima edizione 1980], pagina 152.

(63).  Eraclito, frammento 104. Qui Eraclito cita una  sentenza  di
Biante, uno dei Sette Sapienti.

(64). Confronta Eraclito, frammento 1.

(65). Confronta Eraclito, frammento 56.

(66). Un altro filosofo, molti secoli dopo, definir se stesso come
"inattuale":  si tratta di Friedrich Wilhelm Nietzsche  (1844-1900)
che,  fra l'altro, ha scritto pagine molto interessanti su Eraclito
(La  filosofia nell'epoca tragica dei Greci, 5-8, traduzione di  G.
Colli, Piccola Biblioteca Adelphi, Milano, 1991, pagine 162-178).

(67). Ivi, pagina 176.

(68).  Eraclito,  frammento 2. Confronta anche frammento  113:  "Il
pensare  a tutti comune".

(69). Eraclito, frammenti 50, 2, 1.

(70).  E'  con questo significato che si trova - anche se solo  due
volte - in Omero (Iliade, 15, 393; Odissea, 1, 56).

(71). Eraclito, frammento 46.

(72). Eraclito, frammento 107.

(73). Confronta Eraclito, frammenti 106 e 57.

(74). Eraclito, frammento 88.

(75). Eraclito, frammento 103.

(76). Eraclito, frammento 53.

(77).  M. L. West, La filosofia greca arcaica e l'Oriente,  citato,
pagina 192.

(78).  Eraclito,  frammento A 6. Si tratta di una testimonianza  di
Platone  (Cratilo, 402 a): "Afferma Eraclito in qualche  luogo  che
tutto scorre e nulla permane".

(79). Eraclito, frammento 30.

(80).  Confronta  Empedocle, frammento A 39 = Aristotele,  Metaph.,
984b,  32-985a,  10.  Qui abbiamo utilizzato la  traduzione  di  A.
Russo.

(81). Confronta Aristotele, Metaph., 993a, 16.

(82). Empedocle, frammenti 13 e 14.

(83). Confronta Empedocle, frammenti 28, 29 e 32.

(84).  "Ma un'altra cosa ti dir: non vi  nascita di nessuna delle
cose  /  mortali, n fine alcuna di morte funesta, /  ma  solo  c'
mescolanza  e  separazione  di cose mescolate,  /  ma  il  nome  di
nascita,  per  queste  cose,    usato  dagli  uomini"  (Empedocle,
frammento 8). Confronta anche i frammenti 6 e 7.

(85). Citt della Ionia a nord di Colofone.

(86).  Anassagora  anteriore ad Empedocle per et,  ma  posteriore
per attivit. Confronta Aristotele, Metaph., 984a, 11.

(87). Anassagora, frammento 1.

(88). Anassagora, frammento A 52 = Aristotele, Fisica, 187b. Queste
particelle  che  producono tutte le cose sono di  natura  corporea,
"masse",  ma  le loro dimensioni sono talmente piccole da  renderle
impercettibili ai sensi.

(89). Anassagora, frammento A 46.

(90). Anassagora, frammento 13.

(91). Anassagora, frammento 17.

(92). Confronta Anassagora, frammento 12.

(93).  Anassagora definisce il Sole una massa incandescente  o  una
pietra infuocata, molte volte pi grande del Peloponneso (frammento
A  72)  e  la Luna un corpo solido infuocato che ha in s  pianure,
montagne  e  burroni  (frammento A  77).  Queste  affermazioni  gli
costeranno la condanna per empiet.

(94). Confronta Anassagora, frammento A 92.

(95).   Su  come  avvengano  le  sensazioni  confronta  Anassagora,
frammenti A 67-A 117.

(96).   Secondo   alcune  testimonianze  (Aezio,  Sesto   Empirico,
Cicerone),  Anassagora arriv a negare che la  neve  fosse  bianca:
siccome la neve  acqua ghiacciata e l'acqua  nera, anche la  neve
  nera.  Confronta frammenti A 96-A 98. Quando dice che l'acqua  
nera,  Anassagora si riferisce al fatto che l'acqua non ha  un  suo
colore proprio, e usa l'aggettivo nero per indicare la mancanza  di
colore.

(97).  La  critica  di  Aristotele e quella,  dal  punto  di  vista
materialistico,  di Lucrezio mettono in evidenza l'originalit  con
cui  Anassagora ha affrontato uno dei temi centrali della filosofia
non  solo  antica, ma anche moderna: il dualismo  tra  "materia"  e
"spirito".  Dopo la negazione assoluta di ogni realt  materiale  e
corporea da parte di Parmenide, i filosofi, da Platone a Descartes,
per  riaffermare  quella realt hanno spesso fatto  ricorso  a  una
divisione dell'Essere in due (pensiero e mondo sensibile);  oppure,
come  i  materialisti, hanno semplicemente negato lo spirito  e  il
pensiero come realt autonoma. Anassagora apre la via al tentativo,
ripreso  ad esempio da Baruch Spinoza nel diciassettesimo secolo  e
dall'idealismo  tedesco  nell'Ottocento,  di  vedere  "materia"   e
"spirito" come momenti di un'unica realt, in cui lo spirito si  fa
materia e la materia spirito.

(98).  Anassagora, frammento A 52 = Aristotele, Phys., 187a,  20  e
seguenti

(99).  Una  soluzione  sar  proposta nel  diciottesimo  secolo  da
Gottfried  Wilhelm  Leibniz  e  da  Isaac  Newton  con  il  calcolo
infinitesimale.

(100). Tito Lucrezio Caro, poeta latino della prima met del  primo
secolo  avanti Cristo, ader alla filosofia epicurea e  scrisse  un
poema  filosofico  intitolato De rerum  natura  (La  natura);  egli
dedica  i  versi  829-920 del primo libro a  una  "confutazione  di
Anassagora" (vedi capitolo Nove, 2, pagina 198).

(101).   Anassagora,   frammento  A  102.  A  questa   affermazione
Aristotele obietta: "L'uomo ha le mani perch  il pi sapiente. Le
mani,  in  effetti, sono uno strumento e la natura,  come  un  uomo
sapiente, d ogni cosa a chi pu usarla" (ibidem).

(102).  Confronta Anassagora, frammento 4. Alla fine del sedicesimo
secolo  il  filosofo Giordano Bruno sostenne un'analoga  concezione
dell'infinit  dell'universo,  contenente  infiniti   mondi:   come
Anassagora,  fu  condannato per empiet  e  arso  sul  rogo  il  17
febbraio del 1600.

(103).  Vissuto  nella prima met del quinto secolo avanti  Cristo,
Leucippo  sarebbe  nato  secondo alcuni a Elea,  secondo  altri  ad
Abdera,   secondo  altri  ancora  a  Mileto,  da  dove  si  sarebbe
trasferito  a Elea intorno al 450. Fu scolaro di Zenone.  "I  punti
fondamentali della sua dottrina sono i seguenti: le cose nella loro
totalit  sono infinite e si mutano l'una nell'altra;  il  tutto  
vuoto  e  pieno.  I mondi si formano quando i corpi  penetrano  nel
vuoto  e si intrecciano l'uno con l'altro" (Diogene Laerzio,  opera
citata, nono, 6, 30).

(104).   Confronta   B.  Farrington,  La  scienza   nell'antichit,
traduzione di L. Pavolini, Longanesi, Milano, 1978, pagina 48.

(105). Leucippo, frammento A 13.

(106). Confronta Leucippo, frammento A 14.

(107).  "Dal caso deriva il vortice e il movimento che  separ  gli
elementi e ordin nella sua forma presente
l'universo" (Democrito, frammento A 69 = Aristotele, Fisica,  196a,
24).  Confronta  anche frammenti A 66-A 70. Dante,  rifacendosi  ad
Aristotele, parla di "Democrito che 'l mondo a caso pone" (Inferno,
quarto,  136). Il biologo francese Jacques Monod (1910-1976)  evoca
questa interpretazione di Democrito nel suo famoso saggio Il caso e
la necessit, Mondadori, Milano, 1968.

(108). Confronta Democrito, frammento A 65: "[...] Democrito  [...]
la causa dell'eterno non ritiene di dover ricercare".

(109).  Confronta  F.  Adorno,  La filosofia  antica,  Feltrinelli,
Milano, 1968, volume primo, pagina 130.

(110). Confronta Democrito, frammento 11.

(111). Democrito, frammento 171.

(112). Democrito, frammento 41.

(113).  Questo  principio sar alla base  anche  della  morale  del
filosofo tedesco Immanuel Kant (1724-1804).

(114). Democrito, frammento 234.

